Il rito funerario nella storia
Dalla preistoria ad oggi

Tipi di funerale 06 apr 2020

Sin dall’alba dei tempi l’uomo ha sempre dimostrato grande rispetto nei confronti dei defunti, per i quali ha sempre praticato appositi rituali di sepoltura.

Ne sono testimonianza alcuni scheletri risalenti all’epoca dei Neanderthal: le ossa sono ricoperte da uno strato di polline, che sta ad indicare che la sepoltura avveniva secondo un rito funerario, che, per quanto si possa ipotizzare, semplice, prevedeva che il corpo venisse cosparso di fiori.

Tutto quello che è giunto fino a noi dell’antico Egitto è, più o meno, esclusivamente legato alla celebrazione dei defunti e all’aldilà. La magnificenza delle piramidi e delle tombe, anche delle più povere, l’estrema cura dei corpi – taluni giunti sino a noi quasi intatti grazie alla pratica della mummificazione di cui erano espertissimi – e dei corredi funerari indicano come quello dei morti per gli antichi egizi fosse un vero e proprio culto.
Per gli antichi egizi erano ugualmente importanti l’anima del defunto e le sue spoglie, con le quali si sarebbe ricongiunto nella sua vita eterna.
È per questo che praticavano la mummificazione e che seppellivano i corpi con tutto ciò che pensavano avrebbe potuto essere utile nella vita nell’aldilà.

Anche per i Greci il rito funebre e la sepoltura avevano un’importanza fondamentale: l’organizzazione del rito spettava ai figli o ai parenti più stretti del defunto ed era un obbligo imprescindibile. Credevano, infatti, che se un defunto non avesse avuto la possibilità di ricevere il rito funebre e la sepoltura, sarebbe stato destinato a vagare senza fine, per l’eternità, senza poter avere accesso all’Ade, al regno dei morti, perseguitando coloro che non lo avevano rispettato.
Durante i rituali funebri, la salma veniva lavata, avvolta in un sudario e vegliata fino al momento della sepoltura o della cremazione.
Due interessanti usi sono tipici del periodo classico: veniva posto, nella bocca del defunto, un obolo, pagamento per il passaggio sulla barca di Caronte verso l’Ade e venivano ingaggiate delle lamentatrici di professione, le prefiche, per intonare i canti funebri.

Dei riti funerari dei Romani non ci sono giunte tante testimonianze. Quello che sappiamo è che esistevano all’epoca delle vere e proprie agenzie di pompe funebri che si occupavano delle faccende pratiche del rituale. Sappiamo che anche nell’antica Roma si era soliti ingaggiare le prefiche assieme a musici e danzatori per accompagnare la salma alla sepoltura o alla cremazione. Quello che sappiamo per certo e che i Romani sono i primi a dedicare delle aree specifiche alla sepoltura dei morti, fuori dalle mura delle città, i cimiteri.

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