I Maya e il tema della morte
La lotta perenne fra il bene e il male

Tipi di funerale 03 set 2020

Il tema della morte è centrale nella cultura e nella religione dei Maya.
Questa popolazione, vissuta in Mesoamerica tra il 750 e il 500 a.C. e culturalmente avanzatissima nei campi dell’arte, dell’architettura, delle scienze matematiche e astronomiche e della scrittura, credeva in un regno soprannaturale abitato da potenti divinità, le quali dovevano essere placate con offerte cerimoniali e riti.
Secondo i Maya, infatti, l’universo era costellato dalla perenne lotta fra le potenze del bene e del male: il bene portava la pioggia, la fertilità e l'abbondanza, il male portava la siccità, gli uragani e le guerre.

Per ottenere la benevolenza delle divinità e, quindi, il bene sulla Terra, i Maya si rivolgevano ai loro potenti intermediari, che erano gli sciamani e gli antenati.
Per questo, al centro della pratica religiosa dei Maya c'era il culto degli antenati defunti, ovvero coloro che avrebbero agito da intermediari con gli abitanti del regno sovrannaturale e come entità protettrici.

Ciò che veniva posto al centro del culto della morte erano i resti mortali dei defunti, in qualsiasi forma essi fossero: i Maya praticavano, infatti, come rito funebre, sia l’inumazione che la cremazione.
Questi resti venivano sepolti sotto i pavimenti delle case, assieme ad offerte importanti, il cui valore dipendeva dallo status sociale della famiglia.
La società Maya era di tipo patriarcale, per cui un antenato maschio di rilievo poteva divenire oggetto di una vera e propria venerazione, che prevedeva anche la costruzione di santuari domestici ad esso dedicati.
Le famosissime piramidi Maya, utilizzate come tombe dagli appartenenti alle famiglie reali, sono anche i santuari domestici dedicati agli antenati di queste famiglie.

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